Cosa sono i Large Language Model
Un LLM predice la parola successiva, un token alla volta. Da qui nasce tutto: cosa sanno fare davvero, perché ogni tanto inventano, e cosa vogliono dire sigle come 7B, Instruct o MoE.
Il video parte solo se lo chiedi: nessuna richiesta a YouTube prima del click.
Un LLM è un programma che ha “letto” miliardi di pagine di testo e ha imparato a predire la parola successiva. Non capisce, non ragiona, non pensa: riconosce pattern statistici nel linguaggio con una precisione sbalorditiva. Tutto il resto — le risposte utili, il codice che funziona, le traduzioni — è una conseguenza di questa singola capacità.
L’idea di fondo: predire il token successivo
Leggi questa frase: “Il gatto si è seduto sul ___”. Cosa ci metti? Probabilmente “divano”, “tavolo”, “tappeto”. Il tuo cervello ha visto migliaia di frasi simili e conosce le parole più probabili.
Un LLM fa esattamente questo, su scala industriale. Ha letto centinaia di miliardi di parole — libri, siti, codice, conversazioni — e per ogni posizione nella frase ha imparato la distribuzione di probabilità delle parole successive. Quando genera, pesca il prossimo token da quella distribuzione, poi lo usa per pescare quello dopo, e così via.
Input: "La capitale della Francia è"
Output: " Parigi" probabilità ~95%
" una città" probabilità ~2%
" situata" probabilità ~1%
... migliaia di altre opzioni con probabilità minuscole
Il modello non “sa” che Parigi è la capitale della Francia. Ha visto quell’associazione talmente tante volte nei dati di addestramento che la probabilità statistica è altissima. È una differenza sottile ma decisiva, e torna utile ogni volta che il modello sbaglia.
Una linea del tempo, in breve
| Anno | Modello | Parametri | Cosa ha cambiato |
|---|---|---|---|
| 2017 | Transformer | — | L’architettura su cui si basa tutto quello che è venuto dopo |
| 2018 | GPT-1 | 117M | Pre-training generico, poi fine-tuning sul compito |
| 2019 | GPT-2 | 1.5B | Testi così buoni che non venne rilasciato subito |
| 2020 | GPT-3 | 175B | Few-shot: bastano esempi nel prompt, niente ri-addestramento |
| 2023 | GPT-4 | ~1.8T | Multimodale, ragionamento più solido |
| 2023 | Llama 2 | 7–70B | Open source: nasce l’ecosistema dell’AI locale |
| 2024 | Llama 3 | 8–405B | Qualità vicina ai modelli chiusi, in open source |
| 2025 | DeepSeek R1 | 671B MoE | Ragionamento passo-passo, pesi aperti |
| 2025 | Qwen 3 | 0.6–235B | Modalità “thinking” e non-thinking nello stesso modello |
Due momenti spiegano quasi tutto. Nel 2017 il paper Attention Is All You Need introduce il Transformer: è l’equivalente del transistor per i computer, tutto ciò che segue ci si appoggia. Nel 2023 Meta rilascia Llama con pesi scaricabili, e all’improvviso un modello potente può girare sul portatile di casa invece che in un data center.
Generativo o discriminativo?
È una distinzione che chiarisce molti equivoci.
Un modello discriminativo classifica: gli dai una email e ti dice “spam” o “non spam”, gli dai una foto e ti dice “gatto”. L’output è un’etichetta, scelta da un insieme chiuso.
Un modello generativo produce contenuto nuovo: testo, immagini, audio. L’output non è scelto da una lista, viene costruito pezzo per pezzo.
I LLM sono generativi. Quando un assistente risponde “Sì, questa è un’email di spam”, non sta classificando: sta generando la frase “Sì, questa è un’email di spam”, un token alla volta. La classificazione è un effetto collaterale della generazione, ed è per questo che a volte arriva con una motivazione inventata di sana pianta.
Base, Instruct, Chat: perché il suffisso conta
Quando scarichi un modello trovi spesso queste varianti, e la differenza è concreta.
Il modello base è quello grezzo, appena uscito dal pre-training. Sa predire il token successivo, ma non sa conversare: se gli scrivi “Qual è la capitale della Francia?” può tranquillamente continuare con “Qual è la capitale della Germania? Qual è la capitale della Spagna?”, perché nei dati ha visto tante liste di domande. Serve come punto di partenza per l’addestramento, non per l’uso quotidiano.
Il modello instruct è il base più un addestramento a seguire istruzioni. Risponde alle domande, esegue compiti, sta al punto. Va benissimo per operazioni singole: riassumi, traduci, correggi.
Il modello chat aggiunge l’ottimizzazione per il dialogo: tiene il filo su più scambi, adatta il tono, gestisce il botta e risposta.
Stesso prompt, “Spiega la fotosintesi in modo semplice”, tre comportamenti diversi: il base continua come farebbe un libro di testo senza rivolgersi a te, l’instruct dà una definizione asciutta e corretta, il chat usa un’analogia e ti chiede se vuoi approfondire.
Cosa vogliono dire 7B, 70B, MoE
I parametri sono i numeri che compongono il modello. Più parametri significa più capacità, ma anche più memoria necessaria per farlo girare.
| Parametri | Categoria | Memoria indicativa (quantizzato a 4 bit) |
|---|---|---|
| 0.5–3B | Nano | 1–2 GB |
| 7–8B | Small | 4–5 GB |
| 13–14B | Medium | 8–9 GB |
| 32–34B | Large | 18–20 GB |
| 70B | XL | 35–40 GB |
| 405B+ | XXL | 200+ GB |
Su un portatile con 16 GB di memoria, un modello da 8 miliardi di parametri quantizzato a 4 bit è il punto di equilibrio: occupa circa 5 GB e risponde in fretta. Salendo a 32B si entra nello scambio continuo con il disco, e la conversazione diventa frustrante.
C’è poi un trucco architetturale che cambia i conti: Mixture of Experts. Un modello MoE ha moltissimi parametri totali ma ne attiva solo una frazione per ogni token.
Modello denso 70B → usa tutti i 70B parametri per ogni token
Modello MoE 141B → ne ha 141B totali, ma ne attiva ~40B per token
qualità vicina a un 70B, velocità vicina a un 40B
È il motivo per cui modelli enormi sulla carta riescono a girare su hardware molto più modesto di quanto il numero totale suggerirebbe.
Il punto più importante: il modello non capisce
Se c’è una cosa da portarsi a casa, è questa. Un LLM è come un pappagallo incredibilmente sofisticato: ha sentito miliardi di conversazioni e riproduce pattern linguistici con una fedeltà impressionante, ma non “capisce” nel senso in cui capiamo noi.
Quando un assistente scrive “Mi dispiace, non posso aiutarti”, non prova dispiacere: ha visto migliaia di risposte simili e sta riproducendo il pattern adatto al contesto.
C’è una prova semplice. Chiedi quanto fa 2+2 e la risposta è 4, corretta — ma non perché il modello sappia sommare. Chiedi quanto fa 2847593 + 3948271 e spesso sbaglia, perché quella combinazione specifica non l’ha vista abbastanza volte. I modelli con ragionamento esplicito, che scrivono i passaggi prima di rispondere, se la cavano molto meglio; il meccanismo di fondo però resta lo stesso, predizione statistica di token.
Da qui discendono quattro conseguenze pratiche:
- Possono inventare (le famose allucinazioni): generano la continuazione più probabile, non quella più vera.
- Sono bravissimi con le lingue, perché è letteralmente il loro mestiere.
- Migliorano con il contesto: più informazioni utili metti nel prompt, meglio rispondono.
- Non hanno memoria tra una conversazione e l’altra: tutto ciò che “ricordano” sta nella finestra di contesto.
Tre parole che non sono sinonimi
Molta della confusione intorno a questi strumenti nasce dal chiamare “intelligenza artificiale” quattro cose diverse. Vale la pena separarle, perché sapere di quale strato si parla dice dove cercare il problema quando qualcosa non funziona.
| Cosa | Che cos’è davvero | Esempio |
|---|---|---|
| Modello | I pesi e l’architettura. Da solo non fa nulla, va eseguito | Qwen3, Llama |
| Chatbot | L’interfaccia sopra il modello: gestisce storico e formato | ChatGPT, Open WebUI |
| Agente | Un ciclo che usa il modello per decidere azioni e le esegue | gli assistenti che scrivono file |
| AI generativa | L’insieme più ampio, immagini e audio compresi | i generatori di immagini |
La confusione più costosa è fra modello e chatbot. Quando si dice “l’AI non si ricorda di me”, non è il modello ad aver dimenticato: è l’interfaccia che ha smesso di rispedire la conversazione. Il modello, da parte sua, non ha mai ricordato nulla.
Quando il modello pensa prima di rispondere
La linea del tempo qui sopra si ferma ai modelli che rispondono di getto. Dal 2025 esiste una categoria a parte: quelli che generano un ragionamento intermedio prima della risposta finale.
MODELLO CLASSICO
domanda → [una passata] → risposta
MODELLO CON RAGIONAMENTO
domanda → [ragionamento, anche migliaia di token] → risposta
Il meccanismo di fondo non cambia: è sempre predizione del token successivo. Cambia che il modello usa i propri token come foglio di brutta, esattamente come noi facciamo i conti su un foglio invece che a mente. Ogni passaggio scritto diventa contesto per quello dopo.
In pratica: molto meglio sui problemi a più stadi — matematica, logica, codice, vincoli multipli — e molto più lento e costoso, perché il ragionamento consuma token, spesso più della risposta stessa. Sui compiti semplici è solo attesa in più.
Un avvertimento che vale la pena tenere: il ragionamento mostrato non è una garanzia. Può essere impeccabile e portare a una conclusione sbagliata, oppure giustificare a posteriori una risposta scelta prima. È un aiuto potente, non una prova.
Perché sbaglia i conti e non sa contare le lettere
Due limiti che sembrano assurdi in un sistema capace di scrivere codice funzionante, e che hanno la stessa causa: il modello non vede le lettere né le cifre come le vediamo noi.
"Quante r ci sono in ferrovia?"
Quello che vede il modello: ["ferr", "ovia"]
Quello che servirebbe: ["f","e","r","r","o","v","i","a"]
Contare le lettere richiede di aprire pezzi che per il modello sono atomici. Vale lo stesso per i numeri lunghi, spezzati in modi imprevedibili, con il risultato che le cifre non restano allineate come servirebbe per una somma.
La contromossa è semplice e vale in generale: quando serve precisione simbolica, il modello dovrebbe scrivere lo strumento invece di fare il calcolo. Fatti dare il procedimento, o meglio il codice, ed esegui quello. È anche il motivo per cui gli assistenti che possono eseguire programmi sono molto più affidabili sui compiti numerici: non calcolano, delegano.
Cosa cambia davvero la qualità che percepisci
A parità di modello, l’esperienza cambia moltissimo per fattori che con il modello non hanno niente a che vedere. In ordine di impatto reale:
| Fattore | Impatto |
|---|---|
| Come è scritto il prompt | altissimo |
| Quanto contesto pertinente fornisci | altissimo |
| Variante del modello (base, instruct, chat) | alto |
| Parametri di generazione | medio-alto |
| Livello di quantizzazione | medio |
| Numero di parametri | medio |
Il punto controintuitivo è l’ultima riga confrontata con la prima: passare da un modello da 8 miliardi a uno da 14 conta meno che scrivere un prompt migliore. Chi si lamenta della qualità dei modelli locali, quasi sempre sta usando prompt pensati per i modelli di frontiera.
In sintesi
| Concetto | In una riga |
|---|---|
| LLM | Modello che predice il token successivo da pattern statistici |
| Generativo | Crea contenuto nuovo, invece di assegnare un’etichetta |
| Base | Sa predire, non sa conversare |
| Instruct | Addestrato a seguire istruzioni |
| Chat | Ottimizzato per il dialogo su più scambi |
| Parametri | I numeri che compongono il modello (7B = 7 miliardi) |
| MoE | Attiva solo una parte dei parametri per ogni token |
| Allucinazione | Informazione falsa ma plausibile, generata perché probabile |
| Modello e chatbot | Il primo sono i pesi, il secondo l’interfaccia: non confonderli |
| Ragionamento esplicito | I token diventano foglio di brutta: meglio sui problemi complessi |
| Precisione simbolica | Far scrivere il codice al modello, non fargli fare il calcolo |
- LLM
- Fondamenti
- Token
Lezioni collegate
- Transformer e Attention
L'architettura su cui si basano tutti i LLM moderni. Il salto: invece di leggere una parola alla volta, guardare l'intera frase e decidere a cosa prestare attenzione.
- I parametri di generazione
Temperature, top-p, penalità: le manopole che decidono come il modello sceglie il token successivo, e quindi se la risposta sarà precisa, creativa o incoerente.
- La quantizzazione
Ridurre la precisione dei numeri per far entrare un modello da miliardi di parametri in un portatile. Quanto si perde davvero, e dove conviene fermarsi.