Context window e memoria
La finestra di contesto è il foglio di lavoro del modello: quello che non ci sta, per lui non esiste. E no, il modello non ricorda le conversazioni precedenti.
Il video parte solo se lo chiedi: nessuna richiesta a YouTube prima del click.
La context window è la quantità massima di token che un modello può avere davanti agli occhi in un dato momento. È la sua scrivania: puoi spargerci sopra tutti i fogli che ci stanno, ma se è piena e vuoi aggiungere qualcosa, qualcos’altro deve uscire.
┌─────────────────────────────────────────────┐
│ CONTEXT WINDOW (es. 8192 token) │
│ │
│ istruzioni di sistema ~200 token │
│ storico della chat ~5000 token │
│ ultima domanda ~100 token │
│ spazio per la risposta ~2892 token │
└─────────────────────────────────────────────┘
Dentro la finestra: il modello lo vede.
Fuori: per lui non esiste.
Quanto è grande
| Modello | Finestra | Più o meno |
|---|---|---|
| GPT-2 (2019) | 1.024 token | una pagina e mezzo |
| Llama 2 (2023) | 4.096 token | sei pagine |
| Qwen 3 8B (2025) | 32.768 token | cinquanta pagine |
| Llama 3.1 (2024) | 131.072 token | duecento pagine |
| Claude 3.5 (2024) | 200.000 token | trecento pagine |
| Gemini 1.5 Pro | 1.000.000 token | millecinquecento pagine |
Per fare i conti a spanne in italiano: un token vale circa 0,6-0,7 parole. Quindi 4.000 token sono circa 2.500 parole, 32.000 token una quarantina di pagine.
Il modello non ha memoria
È il fraintendimento più diffuso, e vale la pena smontarlo con precisione: il modello non ricorda le conversazioni. Quando chatti, ogni volta che premi invio l’interfaccia gli rispedisce tutta la conversazione dall’inizio.
TU: "Ciao, mi chiamo Marco"
IA: "Ciao Marco, come posso aiutarti?"
TU: "Qual è il mio nome?"
Quello che viene inviato al modello, di nuovo, per intero:
[sistema] Sei un assistente utile.
[utente] Ciao, mi chiamo Marco
[assistente] Ciao Marco, come posso aiutarti?
[utente] Qual è il mio nome?
IA: "Il tuo nome è Marco."
Il modello non si è ricordato nulla: ha riletto. Ogni singola volta.
Le conseguenze
La conversazione costa sempre di più. Ogni scambio allunga il testo da rispedire: le risposte rallentano e, sulle API a consumo, il prezzo sale.
Quando la finestra si riempie, qualcosa si perde. Le interfacce tagliano i messaggi più vecchi o li riassumono. Da lì nascono le amnesie improvvise a metà di una chat lunga.
Il centro è il punto debole. I modelli tendono a usare bene l’inizio e la fine del contesto, e a trascurare quello che sta in mezzo. Se qualcosa è cruciale, non seppellirlo nel mezzo di un documento lungo.
Contesto grande non è sempre meglio. Riempire una finestra da 100.000 token di roba poco pertinente peggiora la risposta: meglio poco materiale, ma scelto.
Quello che dichiara e quello che usa davvero
Un modello che promette 128.000 token non li sfrutta tutti allo stesso modo. È una delle distanze più ampie fra scheda tecnica ed esperienza reale.
La finestra massima è il limite oltre il quale l’input viene rifiutato o tagliato. Il contesto utile è la lunghezza entro cui la qualità resta stabile, e i due numeri non coincidono quasi mai. Sui modelli piccoli la differenza è marcata: uno che dichiara 32.000 token spesso comincia a perdere colpi molto prima, dimenticando vincoli dati all’inizio o confondendo le fonti.
Misurarlo richiede cinque minuti. Prendi un documento lungo, nascondi una frase precisa in tre punti diversi — inizio, metà, fine — e chiedi al modello di riportarla. Ripeti allungando il documento. Il punto in cui il recupero dal centro comincia a fallire è il tuo contesto utile con quel modello: un numero molto più onesto di quello pubblicizzato.
Pagare il prefisso una volta sola
Diversi fornitori applicano uno sconto forte alla parte di prompt che si ripete identica fra una chiamata e l’altra, a una condizione: che stia all’inizio. Lo stesso vale in locale, dove i programmi riusano l’elaborazione già fatta sul prefisso invece di rifarla.
Ne discende una regola di composizione che non costa nulla e paga subito:
[ FISSO ] istruzioni, documenti, esempi ← in testa, si riusa
[ VARIABILE ] la domanda, i dati del momento ← in coda
Invertire l’ordine — domanda in cima, documento sotto — invalida il riuso a ogni richiesta. È un errore silenzioso: funziona tutto, costa solo di più ed è più lento.
Come si simula una memoria che dura
Il modello non ricorda, ma un’applicazione può dare quell’impressione. Le tecniche sono tre, con costi diversi.
| Tecnica | Come funziona | Limite |
|---|---|---|
| Finestra scorrevole | Si tengono solo gli ultimi messaggi | Il passato sparisce di colpo |
| Riassunto progressivo | Ogni tanto si comprime lo storico | La compressione perde dettagli |
| Memoria esterna | I fatti salienti si salvano fuori e si recuperano | Serve decidere cosa salvare |
La terza è quella che somiglia davvero alla memoria: si estraggono i fatti stabili — “preferisce risposte brevi”, “sta lavorando a un certo progetto” — e si conservano in un archivio, recuperandoli per somiglianza quando la conversazione li rende pertinenti.
La distinzione da tenere in testa: il contesto è memoria di lavoro, l’archivio è memoria a lungo termine. Confonderli porta a riempire la finestra di roba che sarebbe dovuta restare fuori.
In sintesi
| Concetto | In una riga |
|---|---|
| Context window | Quanti token il modello vede in una volta |
| Nessuna memoria | Ogni turno l’intera chat viene rispedita da capo |
| Costo crescente | Più lunga la conversazione, più lenta e cara |
| Perdita al centro | Inizio e fine sono ricordati meglio del mezzo |
| Qualità > quantità | Contesto pertinente batte contesto abbondante |
| Contesto utile | Sempre più corto di quello dichiarato: misuralo |
| Ordine del prompt | Parti fisse in testa: si riusano e costano meno |
| Memoria vera | Sta fuori dalla conversazione, non dentro |
- Contesto
- Memoria
- Chat
Lezioni collegate
- La tokenizzazione
Il modello non legge lettere né parole: legge token. Capire come il testo viene spezzato spiega i costi, i limiti di contesto e certi errori che sembrano assurdi.
- Cosa sono i Large Language Model
Un LLM predice la parola successiva, un token alla volta. Da qui nasce tutto: cosa sanno fare davvero, perché ogni tanto inventano, e cosa vogliono dire sigle come 7B, Instruct o MoE.